martedì 21 febbraio 2017

Don Claudio

1989... Il mio secondo anno di ruolo nella scuola, arrivo a Mirandola, al Luosi, un istituto tecnico commerciale che sarà la "mia" scuola per ventitré anni. Durante i collegi docenti preparo gli esercizi...per l'allenamento della squadra di pallavolo, la giovanile dell'AVIS Bondeno. Il preside passa e finge di non vedere, ma l'insegnante di religione invece si interessa ai miei appunti. Don Claudio, per il mio collega di educazione fisica, Gianfranco (un toscanaccio), Don Ciccio, parroco a Quarantoli in una splendida pieve. Ispira simpatia e fiducia a prima vista. Tante le passioni che ci accomunano: la fede in Gesù, l'Inter e... la pallavolo. Don Claudio, da ragazzo il solo in Seminario ad appassionarsi alla pallavolo.
1989... la nazionale maschile di pallavolo vince per la prima volta un titolo internazionale, gli Europei, grazie a Julio Velasco, un allenatore argentino trasferitosi in Italia, Ed ecco la proposta di Don Claudio: una squadra di ragazze dei tre paesi della bassa modenese dove lui opera con un nome "sopra le parti": Eurovolley. Mi trovo così, dopo aver lasciato l'AVIS, a ripartire (ricominciare). Meno risorse, la palestra è un ambiente dove il sabato sera si gioca a tombola. Ma quanto entusiasmo, quante persone, ragazze, famiglie che hanno riempito quell'esperienza; le porto ancora tutte dentro me. Quei pomeriggi con Don Claudio, a scoprire pian piano la ricchezza di quell'anima bella: fondatore dell'Universal Volley Carpi una squadra femminile di A2, amico di Liliana Cavani, assistente spirituale dell' Agesci, postulatore della causa di beatificazione di Odoardo Focherini, "giusto delle nazioni".
Del "Don" hanno detto "un uomo vero, dal temperamento forte e sanguigno e col cuore grande". Quando sedeva in panchina con me si svestiva dell'abito da prete e indossava quello del tifoso. Partiti dalla Terza Divisione nel tempio della pallavolo, la provincia di Modena (dove anche i maschi giocano a pallavolo!), arrivammo ai playoff, nonostante l'infortunio nella prima partita della nostra capitana, e fu promozione. Ma il successivo campionato perdemmo, ancora prima di giocare, il nostro più grande tifoso: il "cuore grande" di Don Claudio aveva cominciato a perdere qualche colpo ed il medico gli aveva ordinato di diminuire i suoi impegni, in primis le partite delle ragazze. Mi ricordo la partenza per la prima partita a Bomporto, senza il Don, che non riusciva a nascondere le lacrime.
Poi finì anche l'esperienza con l' Eurovolley e pure quella del Luosi, ci perdemmo di vista.
Fu proprio Daniela, la collega che mi aveva sostituito a Mirandola, una brava insegnante ed allenatrice di pallavolo, una vicina di casa del Don, che mi telefonò una mattina di marzo mentre insegnavo in palestra a dirmi che Don Claudio era tornato alla Casa del Padre. Non riuscii a trattenere le lacrime.

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