giovedì 23 febbraio 2017

Viva la libertà

Per molti ferraresi, di città o di provincia, l'estate è anche il cinema all'aperto. Al Parco Pareschi, o nel periodo immediatamente successivo alla scossa di terremoto del 29 maggio, nello spazio verde del Palazzo dei Diamanti, viene rinnovata nei mesi estivi la magia dell'arena.
Il cinema all'aperto, mi riporta alla mia adolescenza, al mese di luglio trascorso con mamma e papà sulla riviera di Rimini: passeggiate, nuoto, Tour de France e partite di pallavolo sulla spiaggia (il beach-volley non era ancora nato); ed ogni tanto la sera cinema... all'arena.
Fra i tanti bei film, e qualche "mattone", visto all'Arena a Ferrara ricordo e rivedo spesso con piacere "Viva la libertà" di Roberto Andò. Il film è tratto dal libro "Il trono vuoto" dello stesso Andò e si avvale di uno strepitoso Toni Servillo, attore protagonista, e delle belle musiche di Marco Betta.
E poi questo film mi ha fatto scoprire alcune poesie di Brecht, in cui mi sono ritrovato, ecco la prima:




qui il link per il testo della poesia: "A chi esita" 



martedì 21 febbraio 2017

Don Claudio

1989... Il mio secondo anno di ruolo nella scuola, arrivo a Mirandola, al Luosi, un istituto tecnico commerciale che sarà la "mia" scuola per ventitré anni. Durante i collegi docenti preparo gli esercizi...per l'allenamento della squadra di pallavolo, la giovanile dell'AVIS Bondeno. Il preside passa e finge di non vedere, ma l'insegnante di religione invece si interessa ai miei appunti. Don Claudio, per il mio collega di educazione fisica, Gianfranco (un toscanaccio), Don Ciccio, parroco a Quarantoli in una splendida pieve. Ispira simpatia e fiducia a prima vista. Tante le passioni che ci accomunano: la fede in Gesù, l'Inter e... la pallavolo. Don Claudio, da ragazzo il solo in Seminario ad appassionarsi alla pallavolo.
1989... la nazionale maschile di pallavolo vince per la prima volta un titolo internazionale, gli Europei, grazie a Julio Velasco, un allenatore argentino trasferitosi in Italia, Ed ecco la proposta di Don Claudio: una squadra di ragazze dei tre paesi della bassa modenese dove lui opera con un nome "sopra le parti": Eurovolley. Mi trovo così, dopo aver lasciato l'AVIS, a ripartire (ricominciare). Meno risorse, la palestra è un ambiente dove il sabato sera si gioca a tombola. Ma quanto entusiasmo, quante persone, ragazze, famiglie che hanno riempito quell'esperienza; le porto ancora tutte dentro me. Quei pomeriggi con Don Claudio, a scoprire pian piano la ricchezza di quell'anima bella: fondatore dell'Universal Volley Carpi una squadra femminile di A2, amico di Liliana Cavani, assistente spirituale dell' Agesci, postulatore della causa di beatificazione di Odoardo Focherini, "giusto delle nazioni".
Del "Don" hanno detto "un uomo vero, dal temperamento forte e sanguigno e col cuore grande". Quando sedeva in panchina con me si svestiva dell'abito da prete e indossava quello del tifoso. Partiti dalla Terza Divisione nel tempio della pallavolo, la provincia di Modena (dove anche i maschi giocano a pallavolo!), arrivammo ai playoff, nonostante l'infortunio nella prima partita della nostra capitana, e fu promozione. Ma il successivo campionato perdemmo, ancora prima di giocare, il nostro più grande tifoso: il "cuore grande" di Don Claudio aveva cominciato a perdere qualche colpo ed il medico gli aveva ordinato di diminuire i suoi impegni, in primis le partite delle ragazze. Mi ricordo la partenza per la prima partita a Bomporto, senza il Don, che non riusciva a nascondere le lacrime.
Poi finì anche l'esperienza con l' Eurovolley e pure quella del Luosi, ci perdemmo di vista.
Fu proprio Daniela, la collega che mi aveva sostituito a Mirandola, una brava insegnante ed allenatrice di pallavolo, una vicina di casa del Don, che mi telefonò una mattina di marzo mentre insegnavo in palestra a dirmi che Don Claudio era tornato alla Casa del Padre. Non riuscii a trattenere le lacrime.

martedì 14 febbraio 2017

Lo zio Adriano


Fra i tanti zii, lo zio Adriano era lo zio "giovane", quello che i vari nipoti sentivano più "vicino", più capace di dare confidenza. Di professione veterinario, ma in paese tanti lo ricordano come la persona che ha portato l'hockey su prato a Bondeno. L'hockey, difficile scriverlo bene, era iniziato con lo zio nel 1963. Aveva radunato attorno a sé un gruppo di ragazzi di tredici-quattordici anni con i quali contendeva il campo comunale alla Bondenese calcio, iniziando un cammino che li avrebbe portati ad affrontare squadre in tutta Italia. Col tempo la società dell'Hockey Bondeno è diventata una grande famiglia dove i "vecchi" man mano passavano dal campo ai posti da dirigenti per fare giocare i più giovani; un lungo cammino che, con il contributo di tanti, si è concluso nel 2006 con la promozione in Serie A1!
I miei ricordi personali di bambino sono quelli delle domeniche in cui l' "Hockey Bondeno" giocava "in casa"; la zia Lidia, la moglie di Adriano, che preparava il tè da distribuire ai giocatori, lo zio che caricava Tino, mio cugino, e me, il borsone con i bastoni sulla Wolskwagen e via verso il campo.
Anche lo zio Renzo stava in panchina, e condivideva con Adriano, domenica dopo domenica, la sofferenza di dover giocare contro le squadre delle grandi città, protette dagli arbitri. Così quando gli zii, ed i ragazzi in campo,  esaurivano la pazienza e si lamentavano con gli arbitri, puntualmente arrivava il bollettino della Federazione con i provvedimenti disciplinari...
 In piedi a sx lo zio Renzo, nel gruppo lo zio Adriano


Lo zio Adriano e "Ago" Bindi, figlio di Renzo. Campo dell'Hockey Villafranca VR
Vittoria per 1 a 0 con gol di Agostino


Una volta in pensione lo zio aveva iniziato a scrivere dei suoi ricordi di studente a Bologna, della guerra e chiaramente degli anni con i ragazzi dell'hockey. Mi aveva chiesto di trascrivere, i primi anni con la macchina da scrivere e poi con il computer, questi suoi lavori. E così ho cominciato a scoprire storie e aneddoti a me sconosciuti, Tanti i racconti, le zirudele, gli stelloncini, le raccolte di ricette della nostra tradizione ed anche un dizionario bondenese-italiano sono usciti dalla penna dello zio Adriano. Sono entrati a far parte di quel tesoro di ricordi della mia infanzia e gioventù che tramite questo blog cerco di salvare.


 Zio Adri e la "zanetta", in fondo un bastone da hockey rovesciato 


Zio Adriano e i "picci"


Un grazie ad Agostino Bindi "Ago" per le foto dell'Hockey 63