Fra le mille cose che avrei dovuto fare durante le vacanze estive, quella più piacevole per me è andare a cercare fra i cassetti dei comodini e gli scatoloni di mia madre e fare scansioni di vecchie fotografie.
Roba vècia, come disse giustamente mio cugino quando gli feci vedere quello che per me era un piccolo tesoro.
Tesoro di ricordi, di emozioni...
E proprio adesso mentre facevo scansioni, questa foto con un'annotazione sul retro "23.8.1960".
Foto scattata dallo zio Mario, di Brescia, quello bravo con le macchine fotografiche. Quello a cui chiesi nel 1973 quale modello di reflex acquistare come primo apparecchio. Questa foto di Massimo e me, attaccati al muro di casa mia, resta uno dei più bei ricordi della mia infanzia.
cinquantotto anni fa...
giovedì 23 agosto 2018
martedì 7 agosto 2018
Lo so, sono ripetitivo
Sarà che in questi anni i giorni un po' meno felici, in cui non sai cosa fare perchè tutto ti sembra vuoto e senza significato, sono più frequenti, oggi mi rifugio ancora in questa bella canzone di Paul Simon.
Qui riporto la bella traduzione di Lorenzo Masetti sul sito "Canzoni contro la guerra"
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=51673&lang=it
ed ecco il testo:
Molte sono le volte che mi sono sbagliato
E molte volte mi sono ritrovato disorientato
Sì, e spesso mi sono sentito abbandonato
e sicuramente maltrattato
Ma va tutto bene, tutto bene
Sono solo stanco fin nelle ossa
Tuttavia, non ti aspetti di essere
brillante e bon vivant
Così lontano da casa, così lontano da casa
E non conosco un'anima che non sia stata colpita
Non ho un amico che si senta a suo agio
Non conosco un sogno che non sia stato infranto
oppure messo in ginocchio
Ma va tutto bene, tutto bene
Abbiamo vissuto così bene così a lungo
Certo, quando penso alla strada
che stiamo percorrendo
Mi domando cos'è andato storto
Non posso farne a meno
mi domando cos'è andato storto
E ho sognato di morire
E ho sognato che la mia anima si sollevasse
inaspettatamente
E guardando in basso verso di me
sorridesse rassicurante
E ho sognato di volare
E da lassù in alto potevo vedere chiaramente
la Statua della Libertà
che navigava via sul mare
E ho sognato di volare
Veniamo sulla nave che chiamano Mayflower
Veniamo sulla nave che salpò per la Luna
Arriviamo nei momenti più incerti
e cantiamo una melodia americana
Ma va tutto bene, tutto bene
Non si può essere sempre baciati dalla fortuna
Però domani sarà un altro giorno di lavoro
E sto solo cercando di riposarmi un po'
questo è tutto, sto solo cercando di riposarmi un po'
Qui riporto la bella traduzione di Lorenzo Masetti sul sito "Canzoni contro la guerra"
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=51673&lang=it
ed ecco il testo:
Molte sono le volte che mi sono sbagliato
E molte volte mi sono ritrovato disorientato
Sì, e spesso mi sono sentito abbandonato
e sicuramente maltrattato
Ma va tutto bene, tutto bene
Sono solo stanco fin nelle ossa
Tuttavia, non ti aspetti di essere
brillante e bon vivant
Così lontano da casa, così lontano da casa
E non conosco un'anima che non sia stata colpita
Non ho un amico che si senta a suo agio
Non conosco un sogno che non sia stato infranto
oppure messo in ginocchio
Ma va tutto bene, tutto bene
Abbiamo vissuto così bene così a lungo
Certo, quando penso alla strada
che stiamo percorrendo
Mi domando cos'è andato storto
Non posso farne a meno
mi domando cos'è andato storto
E ho sognato di morire
E ho sognato che la mia anima si sollevasse
inaspettatamente
E guardando in basso verso di me
sorridesse rassicurante
E ho sognato di volare
E da lassù in alto potevo vedere chiaramente
la Statua della Libertà
che navigava via sul mare
E ho sognato di volare
Veniamo sulla nave che chiamano Mayflower
Veniamo sulla nave che salpò per la Luna
Arriviamo nei momenti più incerti
e cantiamo una melodia americana
Ma va tutto bene, tutto bene
Non si può essere sempre baciati dalla fortuna
Però domani sarà un altro giorno di lavoro
E sto solo cercando di riposarmi un po'
questo è tutto, sto solo cercando di riposarmi un po'
martedì 24 luglio 2018
Incipit 2
Partirono due ore prima dell'alba, e dapprima non fu necessario spezzare il ghiaccio sul canale perché erano già passate altre barche. In ogni barca, al buio, in modo che lo si udiva ma senza vederlo, il barcaiolo stava ritto a poppa, col lungo remo. Il cacciatore era seduto su uno sgabello fissato al coperchio di una cassetta che conteneva la colazione e le cartucce, e i suoi due o tre fucili erano appoggiati al mucchio di stampi. In ogni barca, in un punto o nell'altro vi era un sacco con un paio di germani femmine vive, o un maschio e una femmina e su ogni barca c'era una cane che si agitava tremando inquieto allo starnazzare d'ali delle anatre che passavano in volo nel buio.
Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord. Una quinta barca era già svoltata in un canale laterale. La sesta barca svoltò ora verso sud in una laguna bassa, e non si udì frangersi d'acqua.
Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento. Era flessibile come gomma e cedeva sotto la spinta del remo. Poi si spezzava di scatto come una lastra di vetro, ma la barca procedeva di poco.
"Dammi un remo" disse il cacciatore della sesta barca. Si alzò e si mise in equilibrio con cautela. Udiva le anatre passare nel buio e sentiva il cane puntare irrequieto. Verso nord udì il rumore del ghiaccio spezzato dalle altre barche,
"Stia attento" disse il barcaiolo dalla poppa. "Non rovesci la barca".
"Sono barcaiolo anch'io" disse il cacciatore.
Prese il lungo remo che il barcaiolo gli porgeva e lo capovolse per poterlo tenere per la pala. Stringendo la pala si sporse avanti e battè sul ghiaccio con l'impugnatura. Sentì il fondo saldo della laguna bassa, premette con tutto il proprio peso sulla cima della larga pala del remo, e stringendola con le due mani e prima premendo poi spingendo finchè l'impugnatura giunse all'altezza della poppa, guidò la barca avanti in modo da spezzare il ghiaccio. Quando la barca vi fu guidata dentro e sopra, il ghiaccio si spezzò come una lastra di vetro e da poppa il barcaiolo la spinse avanti nel passaggio aperto.
Dopo un po' il cacciatore, che lavorava sodo e senza interruzione e sudava negli abiti pesanti, chiese al barcaiolo: "Dov'è la botte?".
"Laggiù a sinistra. In mezzo alla prossima baia".
"Devo svoltare da quella parte?"
"Se vuole."
"Come, se voglio? sei tu che conosci l'acqua. C'è abbastanza acqua da arrivare laggiù?"
"La marea è bassa. Chi lo sa?"
"Se non ci spicciamo spunterà l'alba prima che si arrivi." Il barcaiolo non rispose.
E va bene, pezzo di bischero, pensò fra sé il cacciatore. Ci arriveremo. Ormai abbiamo fatto due terzi di strada, e se hai paura di far fatica a spaccare il ghiaccio per prendere le anatre, tanto peggio per te.
"Dacci dentro, bischero" disse in inglese.
"Cosa?" chiese il barcaiolo in italiano.
"Ho detto andiamo. Sta per far giorno". Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna. Era circondata da un bordo di terra in pendenza nel quale erano stati piantati falasco e erba, e il cacciatore vi si calò dentro con cautela mentre i fili d'erba gelata gli si spezzavano sotto i piedi. Il barcaiolo prese dalla barca lo sgabello con la cassetta di cartucce e lo porse al cacciatore, che chinandosi lo posò sul fondo della grossa botte.
Il cacciatore, che indossava stivaloni alti fino alle reni e una vecchia giacca militare, con una toppa incomprensibile a tutti sulla manica sinistra, e con le tacche leggermente più chiare nei punti dove erano state tolte le stellette dai filetti, scese nella botte e il barcaiolo gli porse i due fucili.
"Di là dal fiume e tra gli alberi" lo zio Hem
(il solo titolo originale a me che non so l'inglese metteva i brividi: Across the River and Into the Trees
un link per acquistare il libro
https://www.ibs.it/di-dal-fiume-tra-alberi-libro-ernest-hemingway/e/9788804670193
Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord. Una quinta barca era già svoltata in un canale laterale. La sesta barca svoltò ora verso sud in una laguna bassa, e non si udì frangersi d'acqua.
Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento. Era flessibile come gomma e cedeva sotto la spinta del remo. Poi si spezzava di scatto come una lastra di vetro, ma la barca procedeva di poco.
"Dammi un remo" disse il cacciatore della sesta barca. Si alzò e si mise in equilibrio con cautela. Udiva le anatre passare nel buio e sentiva il cane puntare irrequieto. Verso nord udì il rumore del ghiaccio spezzato dalle altre barche,
"Stia attento" disse il barcaiolo dalla poppa. "Non rovesci la barca".
"Sono barcaiolo anch'io" disse il cacciatore.
Prese il lungo remo che il barcaiolo gli porgeva e lo capovolse per poterlo tenere per la pala. Stringendo la pala si sporse avanti e battè sul ghiaccio con l'impugnatura. Sentì il fondo saldo della laguna bassa, premette con tutto il proprio peso sulla cima della larga pala del remo, e stringendola con le due mani e prima premendo poi spingendo finchè l'impugnatura giunse all'altezza della poppa, guidò la barca avanti in modo da spezzare il ghiaccio. Quando la barca vi fu guidata dentro e sopra, il ghiaccio si spezzò come una lastra di vetro e da poppa il barcaiolo la spinse avanti nel passaggio aperto.
Dopo un po' il cacciatore, che lavorava sodo e senza interruzione e sudava negli abiti pesanti, chiese al barcaiolo: "Dov'è la botte?".
"Laggiù a sinistra. In mezzo alla prossima baia".
"Devo svoltare da quella parte?"
"Se vuole."
"Come, se voglio? sei tu che conosci l'acqua. C'è abbastanza acqua da arrivare laggiù?"
"La marea è bassa. Chi lo sa?"
"Se non ci spicciamo spunterà l'alba prima che si arrivi." Il barcaiolo non rispose.
E va bene, pezzo di bischero, pensò fra sé il cacciatore. Ci arriveremo. Ormai abbiamo fatto due terzi di strada, e se hai paura di far fatica a spaccare il ghiaccio per prendere le anatre, tanto peggio per te.
"Dacci dentro, bischero" disse in inglese.
"Cosa?" chiese il barcaiolo in italiano.
"Ho detto andiamo. Sta per far giorno". Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna. Era circondata da un bordo di terra in pendenza nel quale erano stati piantati falasco e erba, e il cacciatore vi si calò dentro con cautela mentre i fili d'erba gelata gli si spezzavano sotto i piedi. Il barcaiolo prese dalla barca lo sgabello con la cassetta di cartucce e lo porse al cacciatore, che chinandosi lo posò sul fondo della grossa botte.
Il cacciatore, che indossava stivaloni alti fino alle reni e una vecchia giacca militare, con una toppa incomprensibile a tutti sulla manica sinistra, e con le tacche leggermente più chiare nei punti dove erano state tolte le stellette dai filetti, scese nella botte e il barcaiolo gli porse i due fucili.
"Di là dal fiume e tra gli alberi" lo zio Hem
(il solo titolo originale a me che non so l'inglese metteva i brividi: Across the River and Into the Trees
un link per acquistare il libro
https://www.ibs.it/di-dal-fiume-tra-alberi-libro-ernest-hemingway/e/9788804670193
venerdì 6 luglio 2018
L'amore per sempre
Dal Corriere della Sera di oggi, questa bellissima storia d'amore.
Porta la moglie a guardare il mare
Complimenti a Giorgio Moffa che ha scattato la foto e raccolto questa testimonianza, ma anche un forte abbraccio e tanto affetto per il protagonista di questa storia. Finchè esistono persone così l'esistenza dell'uomo ha un significato. Grazie di esistere
Porta la moglie a guardare il mare
Complimenti a Giorgio Moffa che ha scattato la foto e raccolto questa testimonianza, ma anche un forte abbraccio e tanto affetto per il protagonista di questa storia. Finchè esistono persone così l'esistenza dell'uomo ha un significato. Grazie di esistere
Incipit 1
Incipit, ossia l'inizio, nel mio caso, di un libro; quello che te lo fa "divorare" o abbandonare; quello che si fa ricordare quasi a memoria, come le poesie che ci insegnavano alle elementari.
Alcuni per me memorabili sono... chiaramente dello zio Hem.
Ecco il primo. (chi non ha mai voluto essere Robert Jordan?)
La copertina dell'edizione degli Oscar Mondadori, la collana economica che mi ha consentito di acquistare e leggere gli autori della narrativa americana, e non solo, del Novecento
Alcuni per me memorabili sono... chiaramente dello zio Hem.
Ecco il primo. (chi non ha mai voluto essere Robert Jordan?)
La copertina dell'edizione degli Oscar Mondadori, la collana economica che mi ha consentito di acquistare e leggere gli autori della narrativa americana, e non solo, del Novecento
Il mento poggiato sulle braccia incrociate, l'uomo era
disteso sulla terra bruna del bosco coperta d'aghi di pino.
Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime
degli alberi.
In quel punto il versante del monte si raddolciva ma un poco
più in giù precipitava ripido, e l'uomo poteva vedere la traccia nera della
strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico.
Parallelo alla strada correva un torrente e giù, sulla
sponda del valico, l'uomo vedeva una ruota idraulica e l'acqua scrosciante
della chiusa, bianca sotto il sole estivo.
Quella è la segheria? l'uomo domandò.
Sì.
Non me la ricordavo.
E' stata costruita dopo che sei stato qui.
La vecchia ruota è molto più giù del valico.
L'uomo stese la carta militare in terra e la esaminò
attentamente.
Il vecchio guardava al disopra della sua spalla; era un
vecchio basso e robusto con un camiciotto nero da contadino, calzoni grigi,
duri che sembravano di latta, e ai piedi scarpe con suole di corda.
Stanco della salita, respirava faticosamente; teneva una
mano su uno dei due fagotti pesanti che avevano portati fin lassù.
Allora, di qui il ponte non si può vedere.
No disse il vecchio, siamo sul versante piano del valico,
qui il fiume scorre lento.
Più giù la strada si nasconde fra gli alberi e il terreno
precipita bruscamente in una gola profonda
Ora ricordo.
Il ponte passa su quella gola.
E dove sono le loro sentinelle? C'è un posto di guardia
nella segheria che si vede laggiù.
Il giovanotto che studiava la regione tirò fuori dalla tasca
della camicia di flanella cachi un binocolo, pulì le lenti col fazzoletto, mise
a fuoco gli oculari.
Ad un tratto le ruote della segheria apparvero chiarissime;
ora il giovanotto vedeva la panca di legno accanto alla porta, il mucchio
enorme di trucioli dietro il magazzino aperto dov'era la sega circolare e un
tratto del piano inclinato che sull'altra riva del fiume portava i tronchi giù
per la china.
Il nastro liscio del fiume appariva chiarissimo nel cerchio
delle lenti; sotto la chiusa, dove l'acqua cadendo si gonfiava arricciandosi,
la schiuma si sperdeva nel vento.
Non vedo sentinelle.
Dalla segheria esce del fumo disse il vecchio.
Ci sono anche dei panni stesi su una corda.
Li vedo anch'io, ma non vedo la sentinella.
Forse si è messa all'ombra disse il vecchio.
Laggiù a quest'ora fa caldo.
La sentinella si sarà messa all'ombra dall'altra parte.
Di qui non si può vedere.
Forse.
Il posto più vicino dov'è? Più in giù del ponte, nel casotto
del cantoniere, a cinque chilometri dal valico.
E quanti uomini ci sono qui? Il giovanotto accennava alla
segheria.
Forse quattro e un caporale.
E laggiù? Di più.
Saprò dirtelo.
E al ponte? Sempre due sentinelle, una ad ogni estremità.
Avremo bisogno di parecchi uomini disse il giovanotto.
Quanti puoi procurarmene? Quanti ne vuoi disse il vecchio.
Qui nei monti c'è molta gente.
Quanti? Più di cento, ma in piccole bande.
Quanti te ne serviranno? Te lo dirò quando avrò visto il
ponte.
Vuoi vederlo ora? No, ora voglio vedere il posto dove
nasconderemo la dinamite fino al momento buono; vorrei metterla in un posto
assolutamente sicuro, lontano dal ponte non più di mezz'ora se è possibile.
E' facile disse il vecchio.
Quando saremo arrivati là dove stiamo andando, vedrai che
fino al ponte è tutta discesa Ma ora dobbiamo fare ancora un poco di salita
seria.
Hai fame? Sì disse il giovanotto.
Ma mangeremo poi.
Tu come ti chiami? Non me lo ricordo più.
Averlo dimenticato gli sembro un cattivo presagio.
Anselmo rispose il vecchio, e sono di Barco de Avila.
Vieni, ti aiuto a mettere il sacco in spalla.
Il giovanotto, che era alto e magro, coi capelli biondi
pezzati dal sole in un viso cotto dal sole e dal vento, e portava una camicia
di flanella scolorita, pantaloni da contadino e scarpe con suola di corda, si
chinò, infilò il braccio in una delle cinghie e buttò con uno strattone il
sacco pesante sulla spalla.
Infilò poi l'altro braccio nella seconda cinghia ed
equilibrò il peso sulla schiena.
Il sudore della salita faticosa gli inzuppava ancora la
camicia.
Ora è a posto disse.
E di qui come si continua? Bisogna arrampicarsi disse
Anselmo.
Sudando, chini sotto il peso dei fagotti, i due uomini
ripresero ad arrampicarsi con energia nella pineta che copriva il monte.
Non si vedevano sentieri, i due salivano faticosamente
girando intorno alla montagna.
A un certo punto passarono un ruscello e il vecchio continuò
a salire andando diritto su per il ciglio del letto roccioso.
La salita diventò sempre più erta e difficile, finché gli
uomini si videro davanti una liscia parete di granito giù dalla quale l'acqua
sembrava precipitare bruscamente.
Ai piedi della parete il vecchio attese il giovanotto.
Come vai? Benissimo disse il giovanotto, ma sudava
abbondantemente e i muscoli delle cosce gli tremavano per lo sforzo della salita.
Aspettami qui, vado avanti ad avvertirli.
Non vorrai mica che ti sparino addosso, con quella roba sul
groppone.
Non scherziamo disse il giovanotto.
E' lontano? Vicinissimo.
Tu come ti chiami? Roberto rispose il giovanotto.
Si era tolto il sacco dalla schiena e lo stava posando con
precauzione tra due rocce sulla sponda del fiume.
Allora aspettami qui, Roberto.
Verrò a prenderti.
Bene disse il giovanotto.
Ma tu pensi di arrivare al ponte per questa strada, dimmi?
No, per andare al ponte prenderemo un'altra strada più corta e più comoda.
Non vorrei lasciare questa roba molto lontano dal ponte.
Vedrai.
Se il posto non ti piacerà ne sceglieremo un altro.
Vedremo disse il giovanotto.
Si sedé accanto ai sacchi e si mise a guardare il vecchio
che scalava la parete.
Non era un'arrampicata difficile e dal modo come trovava i
punti d'appoggio senza cercarli il giovanotto capì che il vecchio aveva scalato
quella parete più volte.
Ma quelli che stavano lassù si erano preoccupati di non
lasciar tracce.
Il giovanotto, che si chiamava Robert Jordan, aveva fame ed
era molto preoccupato.
Affamato era spesso, ma si preoccupava raramente perché non
dava importanza a quanto gli accadeva; sapeva per esperienza come fosse facile
circolare in tutta quella regione dietro il fronte nemico; quello che importava
era l'avere una buona guida, poi ci si poteva spostare dietro le linee ed anche
attraversarle.
Ciò che rende difficili le cose è dar importanza a quello
che può accadere se si è catturati; e il dover decidere di chi conviene
fidarsi.
Delle persone con cui si lavora bisogna fidarsi
completamente o non fidarsi affatto; e bisogna decidere se fidarsene o no.
Ma nulla di tutto questo preoccupava il giovanotto; c'era
dell'altro.
Anselmo era una brava
guida e conosceva benissimo le montagne.
Robert Jordan era da parte sua un buon camminatore e poiché
seguiva dall'alba il vecchio, sapeva benissimo che questi aveva anche più
resistenza di lui.
Per ora si fidava in tutto di Anselmo, tranne per il modo di
giudicare le cose.
Non aveva avuto ancora l'occasione di mettere alla prova il
cervello del vecchio e, del resto, la responsabilità di giudicare era sua.
No, Anselmo non lo preoccupava e il problema del ponte non
era più spinoso di tanti altri problemi.
Jordan sapeva come si fanno saltare i ponti di ogni genere;
ne aveva fatti saltare un'infinità, di ogni tipo e grandezza.
Ernest Hemingway "Per chi suona la campana"
domenica 1 aprile 2018
mercoledì 28 marzo 2018
agli amici "fragili"
Una bellissima canzone di Fabrizio De Andrè, scritta in occasione della morte dell'amico Luigi Tenco: preghiera in gennaio.
"Quando attraverserà
L'ultimo vecchio ponte
Ai suicidi dirà
Baciandoli alla fronte
Venite in Paradiso
Là dove vado anch'io
Perché non c'è l'inferno
Nel mondo del buon Dio"
https://www.youtube.com/watch?v=LPKSubavxtE
"Quando attraverserà
L'ultimo vecchio ponte
Ai suicidi dirà
Baciandoli alla fronte
Venite in Paradiso
Là dove vado anch'io
Perché non c'è l'inferno
Nel mondo del buon Dio"
https://www.youtube.com/watch?v=LPKSubavxtE
sabato 10 marzo 2018
Bepi de Marzi, Commendatore della Repubblica
La mattina recandomi al lavoro in auto ascolto solitamente i brani della musica che piace ad Anna, nostra figlia, vent'anni, ma stamattina accendendo l'autoradio ho realizzato di essere sul gazzettino regionale del Veneto e fortunatamente non ho fatto partire il lettore cd.
Catturo questa notizia: Bepi de Marzi insignito del titolo di Commendatore della Repubblica, il Direttore del coro dei Crodaioli e compositore del noto brano "Signore delle Cime", ... . Intervistato Bepi de Marzi risponde così “Non me lo aspettavo. Ho ricevuto molti premi, ma questo è il più profondo, specialmente in questo momento. Mi sento molto vicino a Mattarella, uomo silenzioso, poetico e impegnato”.
Grazie Bepi per queste parole e per le emozioni che in questi sessant'anni ci ha donato l'ascoltare e il cantare la tua canzone
Signore delle Cime
Catturo questa notizia: Bepi de Marzi insignito del titolo di Commendatore della Repubblica, il Direttore del coro dei Crodaioli e compositore del noto brano "Signore delle Cime", ... . Intervistato Bepi de Marzi risponde così “Non me lo aspettavo. Ho ricevuto molti premi, ma questo è il più profondo, specialmente in questo momento. Mi sento molto vicino a Mattarella, uomo silenzioso, poetico e impegnato”.
Grazie Bepi per queste parole e per le emozioni che in questi sessant'anni ci ha donato l'ascoltare e il cantare la tua canzone
Signore delle Cime
mercoledì 28 febbraio 2018
"Se le tue foto non sono abbastanza buone..."
"se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino": in visita ad un maestro.
Venerdì 16 febbraio, come nostra usanza il penultimo giorno di apertura, corriamo a Bassano del Grappa per visitare una mostra di Robert Capa, "il" fotoreporter di guerra.
Venerdì 16 febbraio, come nostra usanza il penultimo giorno di apertura, corriamo a Bassano del Grappa per visitare una mostra di Robert Capa, "il" fotoreporter di guerra.
La mostra presentava un centinaio di foto comprendendo alcuni scatti che sono entrati nella storia della fotografia come i ritratti di Picasso ed Hemingway, la morte del miliziano, il pilota alleato alla guida del suo caccia, le foto del D-day. Colpisce vedere le stampe di scatti che hai visto fino ad oggi solo sulle riviste. Molte anche le foto mai viste prima.
Un "dono" quello di raccontare la storia con uno scatto, ma un dono sicuramente curato, coltivato, utilizzato fino in fondo. Fino a quella mina che ha interrotto la breve vita di Bob Capa.

Un "dono" quello di raccontare la storia con uno scatto, ma un dono sicuramente curato, coltivato, utilizzato fino in fondo. Fino a quella mina che ha interrotto la breve vita di Bob Capa.
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| Profughi a Barcellona (1939) © Robert Capa |
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| Robert Capa, Retreat of the International Brigades, Montblanch, near Barcelona. 25. October 1938 |
| Morte di un miliziano lealista, fronte di Cordoba, inizio settembre 1936 © Robert Capa ©International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Bambini che giocano nella neve, Hankou, Cina, marzo 1938 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| "TUNISIA. April, 1943. American pilot." © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Gruppo di bambini che circonda un uomo. Agrigento, Sicilia, 17-18 luglio 1943 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Interno della chiesa di San Giovanni; il tetto era andato distrutto dai pesanti bombardamenti sulla zona Est di Londra, giugno-luglio 1941 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi, Sicilia, 4-5 agosto 1943 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
| Accusata di aver collaborato con le truppe tedesche a Chartres, una donna, dopo essere stata rasata, viene umiliata dalla folla, 23 agosto 1944 [Robert Capa / Getty Images] |
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Sbarco delle truppe americane a Omaha Beach, Normandia, 6 giugno 1944 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
| Dark figures on a light ground. Refugees near Wesel Germany. March 24th 1945. © Robert Capa. |
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| Sulla strada da Nam Dinh a Thai Binh, Vietnam, 25 maggio 1954 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Ernest Hemingway in un letto d'ospedale, Londra, maggio 1944 © Robert Capa |
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| Ernest Hemingway e il figlio Gregory, Sun Valley, Idaho, ottobre 1941 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe-Juan, Francia, agosto 1948 © Robert Capa © International Center of Photography-Magnum Photos |
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| Robert Capa fotografato da Ruth Orkin, Parigi, 1952 |
giovedì 22 febbraio 2018
in morte di un amico
Natale è alle porte, mi giunge la notizia della morte di un amico. Da tempo non lo sentivo, sapevo di qualche problema di salute...
E invece eccomi qui al suo funerale. Nella nostra parrocchiale, così grande per me dopo anni di S.Messe in tenda, la sua bara a fianco del cero pasquale. Arrivano i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro ed ecco la figlia più giovane in piedi accanto alla bara. Il sacerdote inizia la celebrazione ma la ragazza resta lì, non si siede. Ed ecco la sorella maggiore si alza, le si avvicina e l'abbraccia. E le due
sorelle rimangono lì, ferme, in piedi a fianco della bara del papà per tutta la messa, una abbracciata all'altra, una a sostegno dell'altra. Al momento dell'Eucarestia, il fratello, i mariti delle ragazze si uniscono a loro in questo grande abbraccio.
Caro G. quanto ti volevano bene i tuoi cari. Scusami se non ti ho cercato quando forse ne avevi bisogno. E grazie per i bei momenti che abbiamo condiviso. s-t-t-l
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