martedì 24 luglio 2018

Incipit 2

Partirono due ore prima dell'alba, e dapprima non fu necessario spezzare il ghiaccio sul canale perché erano già passate altre barche. In ogni barca, al buio, in modo che lo si udiva ma senza vederlo, il barcaiolo stava ritto a poppa, col lungo remo. Il cacciatore era seduto su uno sgabello fissato al coperchio di una cassetta che conteneva la colazione e le cartucce, e i suoi due o tre fucili erano appoggiati al mucchio di stampi. In ogni barca, in un punto o nell'altro vi era un sacco con un paio di germani femmine vive, o un maschio e una femmina e su  ogni barca c'era una cane che si agitava tremando inquieto allo starnazzare d'ali delle anatre che passavano in volo nel buio.
Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord. Una quinta barca era già svoltata in un canale laterale. La sesta barca svoltò ora verso sud in una laguna bassa, e non si udì frangersi d'acqua.
Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte senza vento. Era flessibile come gomma e cedeva sotto la spinta del remo. Poi si spezzava di scatto come una lastra di vetro, ma la barca procedeva di poco.
"Dammi un remo" disse il cacciatore della sesta barca. Si alzò e si mise in equilibrio con cautela. Udiva le anatre passare nel buio e sentiva il cane puntare irrequieto. Verso nord udì il rumore del ghiaccio spezzato dalle altre barche,
"Stia attento" disse il barcaiolo dalla poppa. "Non rovesci la barca".
"Sono barcaiolo anch'io" disse il cacciatore.
Prese il lungo remo che il barcaiolo gli porgeva e lo capovolse per poterlo tenere per la pala. Stringendo la pala si sporse avanti e battè sul ghiaccio con l'impugnatura. Sentì il fondo saldo della laguna bassa, premette con tutto il proprio peso sulla cima della larga pala del remo, e stringendola con le due mani e prima premendo poi spingendo finchè l'impugnatura giunse all'altezza della poppa, guidò la barca avanti in modo da spezzare il ghiaccio. Quando la barca vi fu guidata dentro e sopra, il ghiaccio si spezzò come una lastra di vetro e da poppa il barcaiolo la spinse avanti nel passaggio aperto.
Dopo un po' il cacciatore, che lavorava sodo e senza interruzione e sudava negli abiti pesanti, chiese al barcaiolo: "Dov'è la botte?".
"Laggiù a sinistra. In mezzo alla prossima baia".
"Devo svoltare da quella parte?"
"Se vuole."
"Come, se voglio? sei tu che conosci l'acqua. C'è abbastanza acqua da arrivare laggiù?"
"La marea è bassa. Chi lo sa?"
"Se non ci spicciamo spunterà l'alba prima che si arrivi." Il barcaiolo non rispose.
E va bene, pezzo di bischero, pensò fra sé il cacciatore. Ci arriveremo. Ormai abbiamo fatto due terzi di strada, e se hai paura di far fatica a spaccare il ghiaccio per prendere le anatre, tanto peggio per te.
"Dacci dentro, bischero" disse in inglese.
"Cosa?" chiese il barcaiolo in italiano.
"Ho detto andiamo. Sta per far giorno". Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna. Era circondata da un bordo di terra in pendenza nel quale erano stati piantati falasco e erba, e il cacciatore vi si calò dentro con cautela mentre i fili d'erba gelata gli si spezzavano sotto i piedi. Il barcaiolo prese dalla barca lo sgabello con la cassetta di cartucce e lo porse al cacciatore, che chinandosi lo posò sul fondo della grossa botte.
Il cacciatore, che indossava stivaloni alti fino alle reni e una vecchia giacca militare, con una toppa incomprensibile a tutti sulla manica sinistra, e con le tacche leggermente più chiare nei punti dove erano state tolte le stellette dai filetti, scese nella botte e il barcaiolo gli porse i due fucili.
"Di là dal fiume e tra gli alberi" lo zio Hem
(il solo titolo originale a me che non so l'inglese metteva i brividi: Across the River and Into the Trees

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