Da sempre si diceva della mia terra: "non è zona sismica", "non sono possibili forti terremoti". E allora... E allora il 20 maggio 2012 quando Emanuele, il nostro primogenito, venne all'una e un quarto in camera nostra a dirci: "avete sentito, un terremoto come quello dello scorso anno, quando eravate in Val di Fassa ed io qui a casa", lo rassicurammo e lo mandammo a letto. E invece.... difficile scriverlo, anche se lo abbiamo (tutti) ben presente, anche se lo abbiamo raccontato decine e decine di volte: a metà della notte, il rumore del letto e dei mobili che si muovono, delle vetrine e del loro contenuto che finisce a terra, le urla di paura, il chiamarsi (noi i figli e loro noi), il buio; anche la lucida consapevolezza che entro pochi secondi saremmo finiti nel negozio sottostante con il letto e tutto il resto. Poi i ragazzi con quei, per una volta "benedetti cellulari" a illuminare le stanze, le scale, siamo fuori.
Subito di corsa, mia moglie ed io dalle rispettive mamme, che vivono sole; Angela prende l'auto e corre in piazza, io faccio di corsa cento metri e sono da mia mamma. Angela chiama sua madre dalla piazza, Giuliana scende, pezzi di intonaco fra i capelli, esce da una casa dove non rientrerà più. Io arrivo in cortile da Edda e mi trovo una "lapide" di cemento per terra, solo successivamente comprendo che è la lastra di uno dei camini (alla luce del mattino vedremo poi che l'altra "lastra" era al suo posto, ma ruotata di 90°.
Spostiamo le auto nei parcheggi davanti a casa; quando rileggo le cronache di quei giorni, rivivo tutte le scosse. Le saracinesche dei negozi a piano terra diventano un rudimentale sismografo e cominciano a tremare e a "ballare" ad ogni scossa (dalle 4.04 alle 5.02 dodici scosse tutte sopra i 4.0 e due ai 5.0).
Verso le 6-6.30 i ragazzi in auto, fra autoradio e pc con il wifi, imparano la zona dell'epicentro: Finale Emilia, Bondeno. Noi.
E' domenica, giorno del Signore. Domenica di Cresima. La vita si ferma, purtroppo per qualcuno non è solo un modo di dire.
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